L'INTRODUZIONE DELLA TESI

INTRODUZIONE ALLA MONOGRAFIA DEL 1972

 

Nell'affrontare il presente lavoro, spinti da necessità di studi, ma ancor più dall'amore per la terra natìa, abbiamo incontrato difficoltà nel reperire materiale per la diffidenza del vecchio popolino, al quale soprattutto era rivolta la nostra attenzione, perché conservatore di quelle tradizioni che con il progresso avanzante vanno man mano scomparendo; la naturale diffidenza di alcune persone, per lo più contadini vecchi, è dovuta alla loro ignoranza, che li ha spinti in taluni casi a temere per la libertà, se si fossero lasciati indurre a parlare di cose che per loro sanno di privato e, quindi, devono essere gelosa­mente custodite.

Tutto il materiale è stato raccolto su schede che ci sono servite e risultate comode nell'affrontare l'indagine grammaticale ed etimologica del nostro dialetto.

La località montagnosa, sulla quale si trova il paese, la tormentata morfologia, la distanza ragguardevole da ogni centro abitato di qualche importanza, la mancanza o la esiguità delle vie di comunica­zione hanno costituito le maggiori remore a una innovazione nel campo lessicale.

Il dialetto di Castelvetere in Val Fortore presenta, infatti, netti segni di conservatorismo.

Per quanto riguarda la fonetica è chiara la tendenza a conservare le vocali latine: es. Lat. focum Cast, foke "fuoco"; Lat. mei Cast. mèle "miele"; Lat. iugum Cast, juwe "giogo".

Ancora più evidente è la conservazione, in alcune parole, del dittongo latino au: es. Lat. taurum Cast, tatare "toro"; Lat. laurum Cast, latore "alloro".

Ma caratteristica fondamentale della fonetica castelvetrese è la metafonia, cioè l'oscuramento della vocale tonica per influenza della vocale finale: es. rusce, rosee; ì véve, tu vive; u b'ore, i h'ure.

Per quanto riguarda il consonantismo, notiamo che, mentre alcune consonanti latine rimangono intatte, altre subiscono in Castelvetrese un loro particolare sviluppo. E' il caso della lettera b che ge­neralmente in Castelvetrese si evolve in v e non di rado scompare del tutto es. Lat. barbam, cast, vareve "barba"; Lat. boream, Cast, vòrje "borea"; Lat. burem, Cast, ure, "bure"; Lat. bisaccum, Cast, mazze, "bisaccia".

Caratteristica  evoluzione  subiscono  alcuni  nessi  consonantici come il nesso fi, che diventa h', es. Lat. flatum, Cast, k'ate, "fiato"; Lat. afflare, Cast, ah'h'à, "trovare"; o il nesso pi, che si è sviluppato in chi, es. Lat. plancam, Cast, chianke, "chianca"; Lat. piangere, Cast. chìagne, "piangere"; o il nesso lj, che diventa gghi, es. Lat. lolìum, Cast, jogghie, "loglio"; Lat. ciliutn, Cast, cigghie, "ciglio".

Fenomeno ricorrente del consonantismo è l'anaptissi, cioè l'inserzione di una vocale in un gruppo consonantico: es. Lat. pulmonem, Cast, pelemone, "polmone"; Lat. pulpam, Cast. polepe} "polpa"; Lat. corvum, Cast, kòreve, "corvo".

Passando alla morfologia, ciò che maggiormente ha attirato la nostra attenzione è la presenza di un solo articolo plurale per indicare sia i nomi di genere maschile, sia i nomi di genere femminile, e inoltre la presenza di un'unica desinenza sia per il maschile, sia per il femminile, sia per il singolare, sia per il plurale, fenomeno dovuto all'indebolimento della vocale finale.

La posizione geografica di Castelvetere con la sua lontananza da ogni centro culturale e comunque di vita non agricola ha influito particolarmente sul carattere dei suoi abitanti, che si sono conservati schivi e di poche parole; ciò si notare anche nella struttura incisiva e sintetica del loro periodare. Essi, infatti, contrariamente a quanto accadeva ai Latini, che avevano un periodo complessivamente architettato, esprimono i loro pensieri in modo conciso, ma con parole pregne di significato.

Per quanto riguarda l'indagine etimologica, bisogna innanzi tutto sottolineare nel nostro dialetto la conservazione di vocaboli latini che non hanno avuto altri continuatori, quali, palje, Lat. palear, "pappa­gorgia degli animali"; kuwe, Lat. cohum, "parte di cuoio dell'aratro"; paricchie, Lat. parìculum, "coppia (di buoi)".

Ma accanto alla logica derivazione della maggior parte delle voci castelvetresi dalla lingua latina, notiamo la presenza di parole che traggono la loro origine dal Longobardo, come, jafje, Long. gafio, "pianerottolo della scala esterna alla casa"; zénne, Long. zinna, "pez­zo di terreno"; zéppe, Long. zeppa, "mento". La derivazione longo­bardica è facilmente spiegabile, se ricordiamo che Benevento fu uno dei capisaldi del dominio longobardico nel Meridione.

Interessante è anche la presenza di parole che traggono origine dall'Arabo, irradiate anch'esse, molto probabilmente, dal Ducato di Benevento: buzzarallel, Ar. busra, "via!"; mantaréàde, Ar. mamtar, "grembiule"; streppate, Ar. tarb, "aggettivo riferito a pecora che non da più latte"; kubbète, Ar. kobebat, "torrone".

Non mancano parole derivate dallo Spagnolo: ammentunà, Sp. amontonar, "ammucchiare"; ammujenareze, Sp. amohinar, "affaccen­darsi"; ciappétte, Sp. chapa, "gancio"; kikkere, Sp. chìcara, "tazza".

Anche il Francese ha contribuito ad accrescere il lessico del nostro dialetto: berlokke, Fr. bréloque, "pendaglio"; vròkke, Fr. broche, "forchetta"; luwère, Fr. louer, "affitto".

Altre voci castelvetresi traggono la loro origine dal Gotico: jankale, Got. wango, "dente mascellare"; arrekà, Got. rikan, "portare"; ammarini, Got. manwjan, "aiutare".

Ma a dare vivacità al lessico castelvetrese contribuiscono soprattutto le voci espressive: sciascejà, "bisbigliare"; kakalejà, "balbetta­re"; scesceliarèdde, "frizzante"; qwaqwarijà, "scoppiettare del fuoco".

Non mancano inoltre voci castelvetresi dall'etimologia oscura: adèrje, "invano, inutilmente"; lappe, "orlo"; dunnà, "lessare"; kaciappe, "pezzo di legno che si lega a un piede degli animali in modo che urti vicino all'altro piede, perché non si allontanino".

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Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

 

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