LETTERA APERTA A UN PALADINO DEL FALSO STORICO

Caro amico,
tutto avrei pensato, quando ho scritto il mio precedente intervento, meno che tu ti fossi annoverato tra i rinnegati, perché non più di tre o quattro anni fa abbiamo avuto l’occasione di incontrarci a Castelvetere davanti a un negozio di piante e fiori; ma evidentemente qualche scrupolo occupa la tua coscienza, che ti porta a inserirti in quella categoria, che, a mio parere, è molto frequentata dagli originari di questo paese.
Certamente erri, quando affermi che io disprezzerei il WEB, in quanto la presenza in rete del mio sito castelvetrese.it fin dal 2005 dimostra esattamente il contrario della tua opinione; sicuramente io distinguo le diverse funzioni del WEB e ne apprezzo alcune, come ne evito altre, che non giovano alla società, ma sono soltanto il rifugio di chi non sa fare altro che perdere tempo senza produrre nulla di positivo.
Certamente è positivo mantenere i contatti con parenti, amici e conoscenti; molto meno positivo è “Partecipare alle vicende del paese” tramite il WEB. La partecipazione per essere fruttuosa e non futile, deviante e divagante, deve essere attiva e propositiva. Certamente discussioni inutili, senza capo né coda su problemi che neppure esistono, che sono il frutto di sola volontà di protagonismo e che non apportano alcun beneficio al lento e inesorabile declino di quel paese che si crede e si dichiara di amare non hanno né la caratteristica dell’attività, né la caratteristica della proposta produttiva di sviluppo del luogo , da cui discendono le proprie origini.
Certamente ci siamo frequentati da giovani studenti e certamente abbiamo discusso sulla necessità di non perdere il prezioso patrimonio linguistico del nostro paese; ma mi pare che presumi un po’ troppo,quando affermi che fu una tua idea la raccolta dei termini dialettali, su cui ci hai dato un significativo contributo, perché il tuo ambiente vitale era glottologicamente più valido rispetto al nostro, in cui certi termini avevano già subìto l’evoluzione linguistica della contaminazione della lingua italiana. Noi ti siamo grati per il tuo contributo, che, in qualche modo ha, anche se assai parzialmente, agevolato la raccolta del lessico castelvetrese, la quale incontrava tanta difficoltà, perché la gente anziana del nostro paese era immensamente diffidente e si rifiutava o comunque si limitava alla collaborazione nella raccolta dei termini più arcaici, temendo addirittura che la propria partecipazione al recupero dei vocaboli dialettali potesse portare a incriminazioni o cose simili. Comunque il lavoro andò avanti e mia sorella poté presentare e laurearsi con lode con la “Monografia del dialetto di Castelvetere in Val Fortore”. Quella tesi del 1972 è stata pubblicata, unitamente a miei contributi, raccolti in tanti anni di insegnamento nella scuola media di Castelvetere, nel volume: “Castelvetere in Val Fortore – Lingua e Cultura”, che, uscito per i tipi di Arte Tipografica Napoli nel novembre 1997, fu presentato ai cittadini di Castelvetere durante le festività agostane del 1998. Contrariamente a quanto tu affermi, questo nostro lavoro non ha ricevuto alcuna promozione né dal Comune di Castelvetere in Val Fortore, di cui era allora sindaco il dr. Pasquale Mucci, che tenne il suo ultimo Consiglio Comunale il 21 novembre 1998, né dalla Comunità Montana del Fortore, che preferirono sovvenzionare il volume di un altro cittadino di questo paese, nel quale il dialetto viene comunque denominato castelvetrese.
Nessuno di noi si è mai arrogato il diritto di avere una qualsiasi esclusività sul derimere una qualsiasi questione; ma, quando si tratta di una questione linguistica, gli esperti della materia sono coloro che nei loro studi si sono occupati della disciplina e in nessuna delle facoltà universitarie ci si occupa maggiormente di lingue antiche e moderne più del corso di laurea in Lettere Classiche, nel quale è contemplato l’esame di Glottologia, che è la specifica disciplina che si occupa di linguistica, come si può comprendere dalla sua etimologia; perciò, in materia di toponomastica e di demonomastica nessuno può essere più esperto di un laureato in Lettere Classiche, che abbia conseguito con lode la laurea e che abbia frequentato con profitto il corso di Glottologia, superandone con lode l’esame. Certamente tra i collaboratori dell’Enciclopedia Treccani potrebbe esserci qualcuno che possa presentare questi requisiti, che fanno ritenere qualcuno esperto della materia linguistica; ma sicuramente tra i collaboratori della Treccani non vi è alcuno che possa dirsi possessore di esperienza linguistica del posto; neppure mia sorella Edda ha avuto la possibilità di acquisire esperienze linguistiche sul dialetto di Castelvetere, come ho potuto fare io in tanti anni di insegnamento nella scuola media di questo paese, la quale mi ha dato la possibilità di frequentare ragazzi viventi nel centro abitato e ragazzi provenienti dalle diverse parti del vasto territorio castelvetrese, nelle quali hanno raccolto materiale linguistico, che ho potuto utilizzare nella stesura del libro: “Castelvetere in Val Fortore – Lingua e Cultura”. Dunque, mettendo da parte il fatto che l’Istituzione Treccani non ha alcun titolo a pronunciarsi sulla denominazione degli abitanti di un qualsiasi centro del mondo e dell’Italia, perché altri sono i suoi compiti, certamente non può contare tra i suoi collaboratori qualcuno che possa avere più titoli dello scrivente su una questione linguistica che riguarda Castelvetere in Val Fortore e la denominazione dei suoi abitanti.
Veniamo ora alla citazione del dr. Leonardo Vinciguerra e della sua opera “Queste Nostre Terre”: certamente nel primo dei quattro volumi, che compongono l’opera, compare l’aggettivo sostantivato “castelveteresi”, ma, se il lettore fosse arrivato a conoscere l’intera fatica prodotta dal dr. Leonardo Vinciguerra, nel quarto volume avrebbe potuto leggere nella parte che riguarda il brigantaggio di cittadini “castelvetresi” dediti a questa professione. Allora si deve parlare di ambiguità nella denominazione dei cittadini di Castelvetere da parte del dr. Vinciguerra? Io credo, anzi sono sicuro che tale ambiguità non possa essere attribuita alla scienza del dr. Vinciguerra, ma solo alla sua condizione fisica e all’intervento di qualche altra mano inesperta di conoscenze linguistiche e di fatti e questioni di Castelvetere,dove egli si recava tutti gli anni, quasi fino agli ultimi giorni della sua vita. Io, che ho avuto la fortuna di frequentarlo, anche se disgraziatamente in poche occasioni, di cui la prima nella sua stessa casa, perché mi aveva fatto chiamare, perché voleva conoscermi, non gli ho mai sentito dichiarare Castelveteresi gli abitanti del suo paese, che era sovente argomento dei suoi dialoghi che aveva nella Villa Comunale da lui voluta e creata e a lui dedicata.
Caro amico, quando scriviamo Castelvetrese o castelvetrese, noi scriviamo in perfetto Italiano e ora ti spiego perché, sperando che non continui a intestardirti nelle tue fantasie campate in aria: Castelvetere in dialetto si dice: Cast
ƏlƏvetƏrƏ; Castelvetrese con la maiuscola o con la minuscola a seconda dell’uso che se ne fa si scrive: CastƏlƏvƏtresƏ; castelveterese, che nella nostra lingua non esiste e non potrebbe esistere perché sarebbe impronunciabile, si dovrebbe scrivere così: castƏlƏvƏtƏresƏ. Provati a pronunciarlo e vedrai che dovresti fare più fatica di quelli che vissero ai tempi della Lineare B. La eliminazione di una “e” muta o “schva” risulta una necessità linguistica dei parlanti; ecco perché i nostri antenati si comportarono linguisticamente come dei soppressori. Nel passaggio dal dialetto all’Italiano tanto nel nome Castelvetere, quanto nell’aggettivo castelvetrese hanno ridato la voce a quelle poverine mute; perciò, evita di dire che castelvetrese è dialettale e che la forma proposta dalla Treccani con il “propenderemmo” sarebbe corretta solo perché proviene da un’istituzione autorevole, che, però, ha oltrepassato i suoi limiti di competenza, utilizzando un metodo affatto puerile. Ti spiego l’uso del termine puerile: prendi un bambino dagli otto ai dieci anni e presentagli un foglio, su cui avrai scritto: gli abitanti di Torino si chiamano Torinesi, come si chiameranno gli abitanti di Castelvetere… Sicuramente il bambino o la bambina interpellato ti darà la stessa risposta dei signori della Treccani; ma si dà il caso che i fenomeni linguistici siano un po’ più grandi di un puer.
Nel seguito del tuo intervento dimostri di possedere in quantità industriale la qualità che attribuisci agli altri: in primo luogo non ti rendi conto per mancanza di conoscenze storiche del tuo paese di nascita e per una puerile convinzione che i fenomeni linguistici abbiano percorsi obbligatori da seguire; Castelvetere sul Calore rientra nella Regione Campania ora e nelle antiche proprietà dei signori del Medioevo, le quali erano vastissime e spesso comprendevano i territori che oggi fanno parte di più Province se non di più Regioni; perciò poteva sorgere la necessità di distinguere gli abitanti di due centri, che nella prima parte , da cui deriva il nome degli abitanti, avevano e hanno tuttavia lo stesso nome, che costringe a essere completato con “in Val Fortore” e “sul Calore”. Quei due centri dell’Emilia probabilmente a quei tempi non esistevano affatto e comunque, se esistevano, certamente non potevano dar luogo a problemi linguistici di differenziazione. Dovresti chiedere scusa al prof. Luigi Iarossi, cui hai attribuito, a causa della tua ignoranza dei fatti del tuo paese di nascita, una carica che egli assumerà solo tredici anni dopo di quell’evento, che fu una novità assoluta per Castelvetere.
Caro amico, tu presumi di sapere molte cose di cui sei del tutto disinformato:ci attribuisci la diffusione erronea dell’aggettivo castelvetrese per faciloneria e per un orgoglio ingiustificato; la faciloneria e l’orgoglio senza alcun fondamento sono tuoi, perché affermi cose di cui non hai alcuna cognizione: la presentazione del volume “Castelvetere in Val Fortore – Lingua e Cultura” è dell’agosto 1998, mentre su un’enciclopedia cartacea, che si annovera nel mio patrimonio bibliografico, stampata nel 1980, c’è scritto a chiare lettere che gli abitanti di Castelvetere in Val Fortore si chiamano Castelvetresi. Solo chi non conosce la storia linguistica di questo nostro paese può continuare a dire e a scrivere che i suoi abitanti devono chiamarsi come affermi tu, che possiedi in assoluto la verità storica. Mentre mi preoccupo per la tua salute, quando ti riferisci alla tua esperienza scolastica: quello che si faceva sillabare era il nome del paese, che presenta differenziazioni di sillabe, mentre non ci potrebbe essere alcuna ragione didattica per farti sillabare castelveterese che presenta le ultime tre sillabe uguali, cioè formate semplicemente da una consonante e da una vocale.
In conclusione devo dirti, perché mai ho fatto conoscere il mio precedente intervento: in paese lo sconcerto è grande, perché qualcuno con superbia e superficialità vorrebbe privare i cittadini di questa terra disgraziata perfino del nome che hanno sempre avuto e per farlo è stato coinvolto perfino l’Ente amministrativo, che certamente manca di competenze linguistiche, ma manca pure di potere decisionale su una questione tanto stupida, proveniente da sfaccendati e rinnegati del WEB.

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

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