ANALISI DELLA CODARDIA DI UN LOSCO INDIVIDUO

ANALISI DELLA CODARDIA DI UN LOSCO INDIVIDUO

analisi della codardia di un losco individuo

 

Nella scorsa settimana mi sono giunte voci da fonti attendibili, secondo le quali nei locali di Castelvetere si cita come autore delle due lettere anonime, pervenute a vari destinatari nelle passate settimane di questo mese di marzo 2009 il prof. Elio Bontempo.

Davvero mi ha stupito la superficialità della gentaglia di questo paese, che sapevo piena di conigli e di spergiuri, quando ho saputo che mi venivano attribuite le scemenze scritte in quelle due lettere anonime, che io non avrei voluto neppure leggere, perché ritengo che chi non ha il coraggio delle proprie azioni non meriti alcuna considerazione da parte di tutte le persone e particolarmente da me. Purtroppo questo lurido verme si vanta di aver suscitato clamore e di aver acquistato credito con la sua prima iniziativa. Per parte mia, chiunque egli sia, questo lurido verme non merita alcuna stima. La gentaglia, che lo acclama o lo segue nelle sue farneticazioni, se avesse la pur minima cultura e se avesse una minima conoscenza di tutto quanto ho scritto negli anni Novanta dello scorso secolo, non avrebbe mai potuto identificare la mia persona nella vigliaccheria di questo individuo. D’altro canto gli errori di forma e di grammatica, oltre quelli dell’uso della punteggiatura, non avrebbero dovuto in nessun caso far confondere la sciatteria di costui con la linearità e la correttezza, che distinguevano i miei scritti in prosa, apparsi sui giornali. Quella forma e quello stile sono il frutto dei miei studi classici, della mia frequenza della lettura, dei miei anni di insegnamento della lingua italiana e infine di un corso per giornalisti, frequentato quando già collaboravo a giornali ed ero già pensionato.

Per non dargli troppo peso, che non merita e che non ha, delle sue corbellerie grammaticali citerò solo quella, in cui mostra di non saper distinguere l’avverbio dall’aggettivo: “e mostrarsi come il meno peggio, tra le peggio alternative.”

Che dire poi della mente distorta e malata di costui, che si esprime con il seguente ossimoro?: “ho deciso di presentarmi, di uscire dall'ombra e manifestarmi in incognito”. Se sei un vecchio, provo pietà per te, che non sei riuscito in tutta una vita a costruirti una dignità e una personalità, che ti rendessero capace di assumerti le tue responsabilità e ti mettessero in condizione di esprimere senza timore le tue idee, ammettendo che tu sia stato capace di acquisirne, di elaborarle e di farle tue. Per far questo, però, bisogna leggere, leggere e leggere; non basta l’infarinatura scolastica, che mostri d’avere in questi tuoi capolavori di banalità da bar con storpiatura perfino del nome di qualche autore citato, forse per caso rimasto nella mente infantile che ti ritrovi.

Come questa gentaglia può attribuire a me l’affermazione di costui, che scrive che un impiegato comunale passa le sue ore d’ufficio a navigare, invece che a lavorare, suggerendo al Sindaco di togliergli il collegamento, se io non frequento la casa municipale dalla notte dei tempi?

Come questa gentaglia può attribuire a me l’osservazione di costui che afferma che un individuo dopo la sua prima lettera anonima ha scorazzato a grande velocità per le vie del paese, se io abito in Piazza Dante e sono cieco assoluto?

Ma si sa che l’ignoranza e la stupidaggine alligna in gran parte della popolazione di questo sventurato paese, in cui la fanno da padroni da più di un trentennio conigli, spergiuri e vigliacchi?

Certo che il codardo autore di queste due lettere anonime è proprio un gran ciuccio presuntuoso, se non mostra alcun pudore nell’affermare: “sono forte delle mie idee, della verità e della consapevolezza della realtà”. Certamente mi divertirei a inculcargli il seme del dubbio, se avessi di fronte a me questo possessore della verità, il quale si vuol mostrare tanto pieno di sé, mentre appare come un guscio d’uovo, leggero come le sue insulse affermazioni.

Se sei un drogato vecchio o un giovane drogato, se hai di droghe e di drogati esperienze personali, familiari o professionali, perché ti limiti ora a giudicare chi ha impegnato se stesso e il suo tempo in soccorso di qualcuno, “il suo sfidare le tossicodipendenze senza competenze, (sebbene nobile e degno di plauso il gesto, sbagliato e pericoloso è il modo)”, invece di muoverti nel tempo giusto, per offrirgli il tuo contributo di conoscenze?

Certo, dall’alto della tua presunzione non potevi abbassarti al livello di un povero parroco, cui attribuisci “pregiudizi, favoritismi, presunzione di conoscenza”, tutte qualità che suppongono un’adeguata cognizione della persona e perciò stesso una frequentazione non troppo sporadica. D’altro canto nella prima lettera lo definivi “prete precario, ignorando il significato dell’aggettivo, poiché tutto si può dire, meno che precario il titolare di un’arcipretura. Ti consiglio di utilizzare la prossima volta un vocabolario, se ne hai uno e se ancora sei in grado di consultarlo. Ma certo, volevi rimarcare come in questo periodo la presenza di don Giovanni Tagliaferro a Castelvetere sia saltuaria; ma voglio sperare che tu ne conosca la ragione: egli per buona parte della settimana è a Roma, dove continua i suoi studi, perché è consapevole che non bisogna mai smettere di studiare, se non si vuole diventare rattrappiti mentali, come tu appari attraverso la scrittura di lettere anonime, deplorevoli per il loro contenuto e per la loro forma. A me, che non frequento la chiesa, l’assenza di don Giovanni non pesa affatto, anzi ne apprezzo la motivazione, l’atteggiamento fiero ma modesto, la propensione ad ascoltare per comprendere, la conoscenza consapevole ma mai presuntuosa. Poco male per chi non frequenta la chiesa; ma forse per te, che certamente sei un cattolico all’italiana e forse un berluschino vatebano la lontananza del buon don Giovanni pesa; eppure mi pare che in nessun giorno della settimana il paese è lasciato privo dei sacri riti quotidiani, garantendo la propria presenza in loco alternativamente un monaco di Circello o di San Bartolomeo.

Non pensi che la crescita culturale potrebbe giustificare anche qualche sacrificio; magari ci fossero tanti come don Giovanni tra i cittadini di Castelvetere, i quali curano la propria formazione personale nei bar a far chiacchiere vacue o davanti alla televisione a farsi infinocchiare.

Quant’è falsa, vuota e presuntuosa quest’asserzione: “le critiche sono sempre costruttive specie se fatte in forma anonima, perchè la non identificazione della fonte, la non riconducibilità del pensiero ad una specifica persona, le rafforza, le sublima aumentandone peso e valore.”, con la quale cerchi di giustificare la codardia dell’anonimato! Nulla che non ha peso né valore può accrescerli né addirittura sublimarli. Forse per te ha peso e valore il rimpianto di qualche sgraziata raffigurazione muraria, di qualche balaustra di legno ormai marcito o di qualche ringhiera in ferro battuto di nessun valore artistico o culturale; mentre dimentichi la dispersione del patrimonio di pietre lavorate dai nostri valenti scalpellini irrimediabilmente disperso per colpa di chi non ha saputo apprezzarlo, perché manca del tutto di educazione artistica.

Forse per te ha peso e valore il razzismo che esprimi verso una regione del Meridione solo perché di essa è originario il nostro parroco. Forse per te ha peso e valore il disprezzo del lavoro di puro volontariato, che offrono alla comunità le catechiste, quelle che tu impudentemente definisci pie donne o show-girl.

Ma certamente la miopia mentale non ti consente di osservare con oculatezza quanto indietro abbia portato la tua cosca questo miserabile paese: per non farla troppo lunga, ti invito a pensare soltanto all’incertezza sulle pale eoliche e al gravissimo ritardo sulla raccolta differenziata, che ancora non parte, nonostante le sceneggiate napoletane di questo Governo liberticida.

Prima di farti rilevare quanto sei meschino, scaricando sugli altri una caterva di espressioni infamanti, coprendoti sotto lo scudo dell’anonimato, mi preme farti notare come sei inconsapevolmente caduto in un lapsus freudiano, quando ti sei voluto immergere di nuovo nelle tue reminiscenze scolastiche, che forse dovevano servirti a indirizzare la stupidaggine dei Castelvetresi verso chi sicuramente è più colto di te: scrivi, infatti, “… nell'ottavo cerchio dell'inferno, dove incontriamo i Fraudolenti.” Certamente non occorre usare la prima persona plurale per esprimere quel concetto; ma forse una resipiscenza del “superio” ti ha fatto immergere in quel cerchio.

Nella prima lettera ti schieri con la fazione, ma avresti fatto meglio a denominarla “cosca”, avversa a quella di Luigi Iarossi, sul quale rovesci una serie di espressioni diffamanti, che lascerebbero pensare a un odio personale, antico e incontenibile. Forse, se ritieni che la cosca avversa meriti tutte quelle parole infamanti, se tu non fossi presbite, vedresti che potrebbero pari pari essere riversate nell’altro campo, dove non potrebbero offendere nessuno, perché esse risultano del tutto inadeguate ai danni che anche la tua cosca ha procurato a questo ormai maledetto paese, in cui non si riesce più a vivere in tranquillità. Ma poi basta aspettare solo qualche settimana e vi troverete di nuovo tutti insieme, berluschini e mastelliani, confluenti gli uni e provenienti gli altri da quello scudo crociato, che tante nefandezze ha coperto negli ultimi decenni sia a livello locale sia a livello nazionale.

Robert Musil nel 1930 tratteggiava “L’uomo senza qualità”, io in un comizio nel 2003 mi riferivo a topi di fogna; gli uni e gli altri abbondano in questo paese e per la tua fantasia malata e la tua viltà stanno cercando di infangare la mia reputazione, che risulta inattaccabile, perché io mi sono sempre assunto le mie responsabilità e, quando ho voluto dire per iscritto qualcosa a qualcuno, l’ho sempre fatto nel tono che ritenevo più giusto, sottoscrivendo e datando sempre quanto avevo affermato. I topi di fogna e gli uomini senza qualità possono esercitarsi come vogliono nei loro giochi infantili, tanto chi ha solo un pizzico di intelligenza non potrà mai credere alle loro malevoli lingue.

 

Prof. Elio Bontempo

 

Castelvetere, 23-03-2009.

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

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