DAL GIORNALINO "SEMPLICEMENTE INSIEME"

NELLE PAROLE LA STORIA

­NELLE PAROLE LA STORIA

 

(continua dal n.3 marzo 2006)

 

Nella prima parte ci si č soffermati a considerare le tracce, che i primi popoli e l’antico popolo dei Sanniti hanno lasciato nelle terre a ridosso delle montagne dell’Appennino campano e molisano; ora si vuole scoprire, sempre attraverso l’indagine sul dialetto castelvetrese, l’influenza e il dominio del popolo romano.

Con l’arrivo di Pirro in Italia nel 280 a.C. su richiesta dei Tarentini, i Sanniti si schierarono contro Roma, ma dopo la battaglia di Maleventum nel 275 a.C. e la partenza di Pirro i Sanniti persero la loro integritą e la capacitą di attuare quelle forme di aggregazione fra tribł che li aveva caratterizzati. I Romani confiscarono i territori e fondarono la nuova colonia latina di Beneventum sul luogo dell’antica Maleventum. Pertanto nel 263 a.C. i Romani avevano sotto controllo tutta la penisola italiana dall’Etruria in gił. Iniziņ, cosģ, quel processo di “romanizzazione”, che portņ alla trasformazione dell’assetto territoriale, dell’organizzazione socio-economica e del sistema culturale. I Sanniti subirono questi mutamenti, anche se nelle zone pił periferiche e di confine cercarono di mantenere una propria autonomia politica e culturale nei confronti di Roma. Il processo di trasformazione si attuņ in prevalenza attraverso politiche clientelari e matrimoniali, miranti a instaurare rapporti privilegiati con i membri altolocati delle gentes locali; per i Romani ciņ rappresentava un fattore di garanzia di controllo e di stabilitą nella regione. Gli esponenti di tali gentes furono i veri protagonisti delle vicende storiche e politiche del Sannio tra il IV e il I secolo a.C.. Accanto ad essi, perņ, vi era un gran numero di persone disperse nelle campagne, legate alle famiglie pił importanti da rapporti di dipendenza e di subordinazione socio-economica. La loro vita era scandita da ritmi quotidiani determinati da un lavoro di sopravvivenza nell’agricoltura, nella pastorizia, nella silvicultura, ed era vissuta in abitazioni modeste, in cui venivano svolte attivitą produttive o artigianali per lo pił connesse a bisogni e consumi locali. Tipico elemento delle case romane era l’hortus, curato particolarmente. Annesso alle abitazioni castelvetresi e a quelle dei paesi dintorno ancora oggi si puņ notare tale elemento, l’orto, un tempo curato con amore e utilizzato per procurarsi i prodotti utili e determinanti nell’alimentazione quotidiana:

ki chiantė magnė – si diceva nel passato, ma anche – urtulanė mijė kugghiė a cėpoddė… - e ancora – vignė č ortė, ņmė mortė; - da zappė vč a pappė.

Usanza romana ancora oggi in voga nelle nostre zone č quella di consumare un primo pasto o kulazionė all’inizio della giornata, interrompendo il lavoro gią iniziato all’alba, mangiando ciņ che si č portato con sé in una mappata da mappa Lat., che significa tovagliolo. Per cucinare i cibi erano utilizzati principalmente oggetti di rame o di terracotta, costruiti artigianalmente: tipica era la pėgnatė, dal Lat. pinea, da pigna “di pino”, nella quale si cuocevano i legumi (fasciolė, cicė, fafė, pėsiddė, chiėchiėrchiė), che, insieme ai cereali, erano la base dell’alimentazione sannita dell’epoca.

Nel Castelvetrese si incontrano i detti:

ki tč cicė nėn tč déntė e ki tč déntė nėn tč cicė.

 

Jč kommė na fafė jėlatė.

 

I pėgnatė ka stannė anzčmbrė primė o dņppė sė tozzėnė.

 

A pėgnatė rottė nėn sa du skutėddarė.

 

I wajė da pėgnatė i sapė u skummaréddė.

 

La pėgnatė č l’elemento protagonista di una delle due feste popolari di Quaresima, che ancora sopravvivono a Castelvetere; insieme alla “segatura della vecchia” interrompe il tempo liturgico di penitenza.

Cicėnė, kukėmė, konghė, stufarolė, furnacčddė erano altri oggetti tipici di uso quotidiano.

Nel processo di trasformazione e di ristrutturazione del territorio operato dai Romani troviamo l’affermazione della villa rustica e il consolidamento di quella rete di calles attraverso cui si attuavano i movimenti di transumanza. Tra il III e il I secolo a.C. prevalgono nei territori frentani e pentri conquistati le attivitą economiche tradizionali pił di quelle commerciali e c’č la pratica contemporanea di agricoltura e allevamento: l’una attuata maggiormente nella valle bassa verso il fiume, l’altra nella zona alta. Questa caratteristica si trova ancora oggi a Castelvetere, dove il territorio sembra modellato appositamente per il pieno sfruttamento delle risorse. Nella valle, vicino al fiume Fortore, tra le specie di piante coltivate troviamo oggi, come allora, la vite, l’ulivo e alberi da frutta, come cėrasė, pirė, fikurė, kulumbrė, milė, murénė.

Fikura krčttė nkannė ma jčttė, u vėrdonė u lassė u patronė.

 

Il buon vino castelvetrese, che accompagna ogni pasto quotidiano, era nel passato considerato elemento prelibato ed essenziale, perciņ, era menzionato in brindisi e detti:

A Santė Martinė zė prņvė e z’appilė.

 

Projė e sprojė e a vottė dė vinė zė dėvakė.

 

Vinė tuttė vėnnégnė e karnė tuttė karnėvalė.

 

Sė u vinė č bčllė e brėllantė, č fėnutė tuttė qwantė; sė u vinė č béllė e bonė č fėnutė du patronė.

 

Jč zė Ntņnie bonė bonė, mittė manė u buttėglionė, mittėlė manė dė vinė bonė, ka cė ulimmė ambriaką…

 

Nu panarė chiinė d’ņvė e nautė chiinė dė vinė, sta malatė Kuncėttinė.

 

Nell’allevamento tra le specie domestiche venivano allevati i maiali per il fabbisogno di alimentazione di carne e le galline per la produzione di uova; gli ovini e i caprini erano allevati per i prodotti derivati (latte, lana) e i bovini per l’impiego nei lavori dei campi.

Ki tč nu porcė sulė u kréscė rossė.

 

U puréddė pė zė magną a jaddinė a da jčssė malatė issė o a jaddinė.

 

Mčgghiė l’ovė vojjė ka krajė a jaddinė.

 

Pė Sant’Antonė ognė puddastrė fa l’ovė.

 

Kantė u jaddė ndu mascionė, akkréscė l’acqwė ndu Vaddonė.

 

Krapė, krapittė e zurrė so una razzė.

 

Altra attivitą predominante era la silvicultura, che č ancora praticata per il taglio degli alberi del bosco, per farne legna da ardere. Nella toponomastica delle contrade castelvetresi ricorrono i nomi di bosco, di selva e di piante tipiche della macchia meditterranea: Vņskė kumunalė, Voskė novė, Voskė vécchiė, Karpanitė, Cėrrétė,Cčsė, Krocė dė salvņttė, Lėcinė, Prajėnonė.

 

In seguito si svilupparono le attivitą artigianali e manufatturiere. Si riscontravano nel passato anche a Castelvetere piccole officine per la produzione di tegole e di altri oggetti di terracotta.

La romanizzazione nel Sannio si completerą dopo le guerre puniche.       (continua)

 

 

Dora Gina Barbarulo

 

  

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

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