DAL GIORNALINO "SEMPLICEMENTE INSIEME

VIAGGIARE … NEL TERRITORIO CASTELVETRESE

 

 

VIAGGIARE … NEL TERRITORIO CASTELVETRESE

 

 

Ci sono luoghi sconosciuti che non riescono a diventare meta raggiungibile dai viaggiatori, che frequentemente si muovono spinti dalla curiosità e dal desiderio di conoscenza.
Il paesaggio castelvetrese offre la possibilità di ammirare bellissimi panorami e di scoprire gli aspetti che li caratterizzano. Poiché il territorio si estende da un’altitudine di 900 metri nella zona del Giuntatore fino a 300 metri sulle rive del fiume Fortore, è piacevole osservare il susseguirsi di pendii più o meno scoscesi, che presentano una straordinaria e varia vegetazione spontanea, inframmezzata da campi amorevolmente e faticosamente coltivati. Non mancano zone rocciose: si possono ammirare i calanchi (lamarannë) particolarmente suggestivi al tramonto, con il gioco di luci e ombre, e scintillanti nelle mattinate piene di sole. Spesso nelle mattinate di primavera, quando il cielo si rasserena dopo la pioggia e l’aria si fa più pura, compare l’arcobaleno, che disegna un arco sulla valle che scende verso il fiume. È un fenomeno divenuto ormai raro altrove per l’inquinamento atmosferico.
La vegetazione spontanea di alto fusto è caratterizzata da alberi di sambuco, quercia (roverella), frassino, cerro, pioppo, robinia, maggiociondolo; ma ci sono anche pini da pinoli, noci, castagni e mandorli, che sono i primi ad allietare con i loro fiori i campi in primavera. Particolari sono le varietà di fiori che crescono lungo le prode, come i ciclamini e le bocche di leone in autunno o le ginestre che coprono, espandendo il loro profumo, di un giallo intenso i pendii che degradano verso il fiume. Le ginestre erano un tempo lavorate in piccoli laboratori locali per produrre una fibra tessile utilizzata per fare sacchi.
Con un semplice trakking lungo i sentieri del bosco comunale o nelle zone più impervie si possono scoprire luoghi e bellezze, a cui nemmeno tutti gli abitanti prestano la dovuta attenzione, e si possono raccogliere piante aromatiche, quali la mentuccia, l’origano e il rosmarino, ma anche asparagi selvatici, funghi e succulenti fragoline e more. Se amanti degli animali, si sarà felici nel seguire il volo di gazze, poiane, cornacchie, passeri, allodole, cinciallegre e tortore; con un po’ di fortuna, invece, si possono incontrare volpi, cinghiali, faine, ricci e lepri.
Sui versanti delle contrade Casalaspro, Carpineto, Morrecine e Vigne Vecchie gli olivi si abbarbicano fin sulla sommità, quasi a sfiorare le case del paese. Ciò rende particolarmente difficile il raccolto, che avviene tradizionalmente a partire dal giorno di Santa Caterina (25 nov.), eseguito generalmente a mano e in qualche caso con macchine vibratrici. Dalle varietà autoctone Ortice (Pruwënzanë) Rotondella (Uddanèddë), Racioppella (Kakaccèddë) e dalle varietà importate Leccino, Frantoio, Moraiolo e Pendolino (che agisce da impollinatore) si produce solo olio extra-vergine. Di alta qualità è anche il vino che si produce nelle stesse zone.
Nel passato il primo olio prodotto da olive schiacciate con i piedi veniva utilizzato come medicinale per curare alcuni malanni; unito a cera d’api naturale serviva per curare le ragadi al seno nel periodo di allattamento e le grosse screpolature delle mani inaridite dal duro lavoro dei campi nel periodo più freddo.
A Castelvetere c’è ancora oggi un modo particolare di utilizzare i ramoscelli di olivo nel giorno delle Palme: ogni persona, che si reca in chiesa per la celebrazione del rito sacro e per la benedizione delle palme, porta con sé una “palma” preparata con rami di olivo, più o meno grande, a seconda della disponibilità, intrecciati e abbelliti con nastri legati a fiocchi; i ramoscelli una volta benedetti sono posti nei campi di grano per propiziare il raccolto.
Suggestivo si presenta al visitatore l’ingresso del paese, con i suoi spuntoni di roccia viva e con la ricca e varia vegetazione della villa comunale, costituita da ippocastani, douglasia, ligustri, tuie, cipressi, pini e dall’albero di Giuda, che in primavera si ricopre di fiori color rosa intenso. La villa è abbellita da statue, tra cui vi sono le riproduzioni della Venere del Canova, della Sfinge e delle Quattro Stagioni. Dall’ingresso principale si accede direttamente alla rotonda, nella quale sono raffigurati i dodici segni zodiacali e la rosa dei venti.
Nel paese si erge nella sua maestosa bellezza il palazzo marchesale, un edificio settecentesco, che assume un fascino di notte, quando lo si scorge da lontano avvolto da un fascio di luci, e d’inverno, quando la neve, portata dal vento, si attacca sui muri con disegni arabescati e dai cornicioni scende a lembi formando grandiose e bellissime stalattiti di ghiaccio.
Altra caratteristica sono le stradine a scale, disposte a raggi, della zona del Castello. Percorrendole si possono osservare ancora intatti alcuni portali, anche di semplici case, finemente lavorati a mano da abili scalpellini, artigiani del luogo, oggi ormai scomparsi. Nella parte più alta ci sono i resti di un’antica torre; è questo il luogo da raggiungere per spaziare con lo sguardo fino a che l’occhio si perde nella vallata.
 

Dora Gina Barbarulo

 

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

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