IL PERIODO PRIMA DEL NOVIZIATO

Francesco Forgione nacque a Pietrelcina (BN) da Grazio e da Giuseppa Di Nunzio il 25 Maggio del 1887 e già nel venire alla luce apparve alla levatrice in un bianco velo.
Nei suoi scritti padre Pio, parlando della sua infanzia, ci presenta se stesso come un bambino normale, che va a guastare i nidi degli uccelli, che vuole provare a fumare il sigaro dello zio Pellegrino, anche se ne prova subito disgusto, che fa a lotta con i compagni.
Ma riferisce anche episodi e momenti che lo mostrano diverso dagli altri amici. Racconta che una volta, quando aveva solo quattro anni, il padre, stanco di sentirne il pagnucolìo, lo scagliò fuori del letto, facendolo cadere in terra; egli tuttavia da quel volo non subì alcun danno, mentre apprese a non disturbare più con il suo pianto notturno, anche se esso era dovuto all’apparizione del demonio. La presenza del demonio nella sua infanzia è costante, come sono frequenti le visioni di figure soprannaturali, come il suo Angelo Custode, la Madonna e Gesù Bambino, che giungono in suo soccorso, quando li invoca per liberarsi dal demonio che lo tenta in ogni modo e che cerca perfino d’impedirgli l’ingresso in casa. La dedizione di Francesco al Signore era manifesta in tutte le sue azioni: si recava spesso in chiesa a pregare, fuggiva la compagnia dei bambini che bestemmiavano, si flagellava le spalle con catene di ferro, perché così avevano fatto i Giudei con Gesù Cristo. Si era spontaneamente affiancato alla mamma di un bambino storpio, quando a nove anni si era recato insieme con il padre Grazio ad Amorosi nel santuario di San Pellegrino. Fu proprio lì che assistette a un miracolo: infatti, la madre del piccolo storpio, stanca di aspettare un intervento miracoloso di San Pellegrino, che risanasse il suo bambino, scagliò il piccino contro l’altare del Santo; ma il piccolo, invece di subire danni dall’incauto e spazientito gesto della madre, tornò da quel volo sanato.
La consuetudine con le Figure soprannaturali e la sua dedizione al Signore lo spingevano verso la vita monacale, che ammirava in fra Camillo, che per la questua frequentava la sua casa.
Per essere ammesso in convento aveva bisogno di un’adeguata istruzione. Per fargliela acquisire papà Grazio e il fratello Michele emigrarono in America, per procurarsi il denaro, con cui potevano pagare i maestri. Francesco era un allievo diligente e apprese molto dai suoi quattro maestri: dapprima lo avviò alla cultura zi Cosimo, che fu seguito da Sagginario, da don Domenico Tizzani e da Angelo Caccavo, che lo guidò con successo fino agli esami nel convento di Morcone.
La dedizione e la devozione di Francesco erano apprezzate dai suoi maestri e dall’arciprete del paese, don Salvatore Pannullo, che lo preferiva come chierichetto nel servire la Messa. Per questo un ragazzo invidioso scrisse una lettera anonima, in cui si accusava il piccolo Forgione di essersi fidanzato con una ragazza, mentre per lui era già quasi pronta la documentazione per l’ammissione in convento. Solo quando fu scoperto l’autore di quella lettera finirono le punizioni e pure il rischio di non potere più intraprendere la vita monacale. Infine tutto fu chiarito e il 6 Gennaio 1903 poté rivedere fra Camillo nel convento di Morcone, dopo un doloroso congedo dalla madre.
Di questa sezione potrai leggere i seguenti sonetti:
VIVACITA' E MARACHELLE,
LE VISIONI DI FRANCESCO
E DEDIZIONE AL SIGNORE.

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

 

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