IL PERIODO SACERDOTALE A PIETRELCINA

Superato l’esame il 30 Luglio, il 10 Agosto del 1910 ricevette il ministero sacerdotale nel duomo di Benevento. Aveva solo ventitré anni ed era stato consacrato per una dispensa ottenuta, perché se ne temeva la morte imminente a causa delle disastrose condizioni di salute.
Il 14 Agosto celebrò la sua prima Messa a Pietrelcina, dove rimase, con brevi intervalli, fino al 1916.
Molti sono gli aneddoti che si riferiscono a questo periodo: vi è prima di tutto la grande amicizia con Mercurio Scocca, che era stato suo compagno pastorello durante la fanciullezza. Mercurio Scocca era la sola persona, con cui fra Pio riusciva ad aprirsi, perché era con lui in grande confidenza, sicché non meravigliano tanto lo scherzo dei covoni fatto dall’amico al frate e il varo del carro, fatto da fra Pio a Mercurio.
Si ricorda come fra Pio si recasse ogni giorno a Piana Romana, dove trovava aria salubre per i suoi polmoni malati. Si ricordano le benedizioni dei campi nel 1913 con la ripulitura immediata delle piantine delle fave dai pidocchi, che le infestavano e la predizione della locazione del convento e della chiesa dei cappuccini, sorta successivamente a Pietrelcina. Tanti, quando padre Pio era già famoso, rammentavano qualche episodio o qualche abitudine che egli aveva quando se ne stava ancora a Pietrelcina a raffinare la sua formazione spirituale: chi ricorda come ogni giorno passasse dal postino per dare una scorsa al giornale; chi riferisce come si fermasse spesso dall’amico Filippo Gagliardi, tornando da Piana Romana, per gustare le patate cotte sotto la cenere; o come facesse sosta presso la nonna di Lucia Iadanza per sorseggiare un bicchiere di vino bianco, tenuto in fresco nel secchio dell'acqua; chi rammenta come avesse regalato ai ragazzi, che frequentavano la chiesa, una tombola, con la quale potessero giocare nei pomeriggi domenicali.
Non erano diminuite le sue frequentazioni con le figure soprannaturali, che avevano accettato il suo voto di soffrire per gli altri e il 7 Settembre del 1910 gli avevano concesso il dono delle stigmate. Il privilegio delle stimmate, che erano scomparse nella loro apparenza dopo le preghiere di padre Pio e dell’arciprete Pannullo, ma avevano lasciato nelle mani e nei piedi i loro dolori, mandò su tutte le furie il demonio che non si stancava di riempire di percosse il gracile corpo del frate, di schiamazzare di notte con rumori assordanti, che svegliavano coloro che abitavano vicino alla “Torretta”, di fare ogni tipo di dispetto al prediletto da Dio, come cancellare tutto lo scritto, o ricoprire tutto di una macchia nera una lettera scritta al giovane frate dal suo padre spirituale, che gli scriveva perfino in Greco, anche se il discepolo non conosceva quella lingua, ma era aiutato a comprenderne il contenuto dal suo angelo custode.


Di questa sezione potrai leggere i seguenti sonetti:
1910-1916,
PIANA ROMANA
e
SCHERZO PER MERCURIO.

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

 

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Le stigmate.