IL RITORNO IN CONVENTO

Raffaellina Cerase era una nobildonna di Foggia, che aveva avuto come direttori spirituali padre Benedetto e padre Agostino da San Marco in Lamis, i quali nel 1914 affidarono la continuazione della direzione spirituale della donna, che allora aveva quarantasei anni, a padre Pio, che aveva solo ventisette anni.
I due si scrivevano molto e giunse il momento che la nobildonna desiderava di conoscere di persona quel frate, che l’aveva aiutata tanto a crescere spiritualmente. L’aveva più volte proposto al suo interlocutore epistolare, ma non aveva mai ricevuto un consenso, perché il frate le ripeteva che le sue condizioni di salute non gli consentivano di affrontare quel viaggio.
Uscita da un intervento chirurgico al seno, che non aveva risolto il malanno, che invece s’era diffuso per tutto il corpo, tornata a Foggia e sentendo che le rimaneva ancora poco da vivere, in una lettera a padre Pio chiese di poter avere almeno una volta la grazia di confessarsi con lui, perché “La penna non può, non sa spiegarsi come la lingua.”
A quell’implorazione padre Pio aveva risposto: “Mi domandate se il Signore ci concederà la grazia di poterci vedere, per poterci dire anche cose che la penna non riesce a esprimere. Io non so cosa farei per accontentarvi. Ma le mie condizioni presenti me lo vietano assolutamente. Nutro però fiducia che un giorno, e spero che non sia lontano, questo comune desiderio si effettui.”
Questa lettera, che la nobildonna fece leggere al suo confessore padre Agostino, perché la aiutasse a convincere padre Pio a incontrarla, ora che era tornato da Napoli, dove era stato a fare il militare, costituì l’innesco del piano di padre Agostino e di padre Benedetto per fare rientrare padre Pio in convento.
Dopo altre richieste di Raffaellina, che stava morendo, finalmente nel Gennaio del 1916 padre Pio scrisse al Padre Provinciale, per chiedergli il permesso di recarsi a Foggia per confessare la nobildonna.
Giunto a Foggia nel convento di Sant’Anna il 17 Febbraio 1916, dapprima assistette spiritualmente Raffaellina e la condusse amorevolmente e rassegnata in Dio alla morte, poi continuò la sua permanenza, dedicandosi alla confessione, per la quale accorrevano folle di persone, provenienti anche da lontano, perché s’era diffusa la fama dei carismi del frate di Pietrelcina. La posizione del convento, l’afoso caldo estivo e il lavoro eccessivo nel confessionale spossarono padre Pio, che dovette ricorrere di nuovo ai medici. Tanto il dr. Del Prete, quanto il dr. Tarallo accertarono la gravità dei malanni, ai quali si aggiungevano le vessazioni del demonio, che riempiva di percosse fra Pio e spaventava tutti i frati del convento con potenti botti.
Alla fine di Luglio con il permesso del Padre Guardiano fra Paolino da Casacalenda condusse per una settimana con sé fra Pio a San Giovanni Rotondo, dove la posizione del convento e un clima migliore gli giovarono alla salute. Perciò, tornato a Foggia e continuando a soffrire le condizioni ambientali, scrisse al Padre Provinciale, chiedendogli di destinarlo al convento di San Giovanni Rotondo, che raggiunse il 4 Settembre 1916 e che fu la sua sede per tutto il resto della sua vita.
Di questa sezione potrai leggere i seguenti sonetti:
CONFESSIONE E FOGGIA,
MORTE DI RAFFAELLINA CERASE
e
A FOGGIA CONFESSIONI E MALANNI.

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