PREFAZIONE

Quel mercoledì 7 Ottobre 1998, quando per la prima volta nella mia vita mi recavo a Pietrelcina, non avrei in nessun caso supposto che mi sarei incamminato per una nuova via.
Ero laico convinto e mi recavo nel paese, che aveva dato i natali a Padre Pio, di cui era prossima la beatificazione, che vi sarebbe poi stata il 2 Maggio del 1999, solo per condurvi in visita una nipote, nata e venuta per la prima volta dall’Argentina. Desideravo che portasse ai suoi genitori castelvetresi un ricordo visivo di questa terra del Sannio, che stava per essere tanto celebrata dai mezzi di comunicazione proprio in virtù della beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina. La visita, rimandata al pomeriggio per un forte acquazzone mattutino, si concluse con un turbamento negativo del mio animo, perché mi era capitato durante la visita alla chiesa, dove si trova la statua della “Madunnella” tanto amata da Francesco Forgione, quand’era bambino, di sentire un forte odore di violetta, profumo che si attribuisce alla presenza del frate francescano. Da laico e scettico ritenni che quell’uso di detersivo per pavimenti al profumo di violetta fosse un maldestro espediente per imbrogliare i turisti. Tenni per me le malevoli osservazioni, per non turbare la visita delle due donne, che mi erano compagne.
Quella visita aveva lasciato l’orma mentale di una cosa comune e banale ed era finita, perciò, quasi nel dimenticatoio. Nel pomeriggio del 4 Marzo del 1999 fui raggiunto per telefono da un professore di Pietrelcina, che era mio sconosciuto collega nel settimanale “Segnali”, cui entrambi contribuivamo con articoli sui rispettivi paesi. Il professor Florio mi chiedeva di pubblicare articoli su Pietrelcina o su padre Pio sulla rivista “L’alternativa”, di cui egli era redattore. Gli argomenti erano entrambi lontani dalle mie esperienze, perciò, esitai ad accettare; tuttavia gli promisi che mi sarei sforzato, per accontentarlo. I miei sforzi furono, però, vani, perché davanti alla tastiera del computer la mia mente andava in blocco. Quando, dopo una quindicina di giorni, il collega mi richiamò al telefono, non potetti fare altro che confessargli la mia impossibilità a soddisfare la sua richiesta. Tuttavia, per sottrarmi alla sua insistenza, gli proposi di dare il mio contributo alla rivista con qualche poesia, che dall’inizio dell’anno avevo ricominciato a scrivere con notevole frequenza.
Il 9 Aprile scrivevo così il mio primo sonetto su padre Pio, il cui titolo fa riferimento alla data della sua beatificazione e in cui vi sono i versi: “Or di violetta profum s’è diffuso – a segnar presenza in terra natale”, nei quali s’infila inconsapevolmente la mia esperienza di alcuni mesi prima. Quell’esperienza, fermata in quei versi, emergerà alla coscienza piena solo tanto tempo dopo, quando saprò da mia moglie, cui avevo chiesto di richiamare alla memoria il ricordo della nostra visita a Pietrelcina, che in quell’occasione ella non aveva sentito alcun profumo di violetta. Alla luce della rivelazione di mia moglie mi sono ritrovato a rileggere le mie esperienze, che avevano visto l’ingresso di padre Pio nella mia vita. Dopo quel sonetto del 4 Marzo 1999 dal titolo “Blocco mentale”, in cui registravo il mio fallimento di scrivere un articolo sul frate sannita, dopo la pubblicazione del sonetto del 9 Aprile: “Padre Pio beato 1999”, sulla rivista “L’alternativa”, che successivamente riportò altri sonetti sul Beato, dopo la pubblicazione del volumetto “Luce e luce”, in cui sono confluiti sette sonetti su padre Pio, già apparsi sulla rivista pietrelcinese, alla fine dell’Estate del 1999, dopo aver letto alcuni volumi sull’esperienza terrena del nuovo Beato, incominciai a scrivere i sonetti presenti in questa raccolta, che erano terminati in meno di due mesi.
La mia laicità non sembra incisa da questo contatto conoscitivo dell’umana vicenda di padre Pio, che pure mi ha affascinato e continua a tenermi attratto da qualsiasi lettura, che possa farmi conoscere qualcosa di più di questa figura di frate tanto straordinaria. Ho rivissuto il momento della ripresa della scrittura di sonetti, leggendo in quell’attività frenetica un esercizio preparatorio a un compito, che mi si pone come dovuto, se non richiesto, in occasione della mia prima visita alla sua terra natale con quel profumo di violetta. Quando questa convinzione ha preso possesso della mia mente, è nato questo sonetto, che sigilla il racconto di questa mia esperienza e giustifica il mio impegno nella trasposizione in versi di tutta la vita di padre Pio.

PROFUMO DI VIOLETTA

Oggi ancor mi chiedo, se un soffio santo
mosse al risveglio dormiente poesia,
per esaltare in melodioso canto
la Sua affascinante umana via,

ché sempre più forte cresce l’incanto,
che a conoscerLo meglio m’avvia,
da che profum di violetta in quel canto
furtivo entrò in esperienza mia.

A cantare sua vita mi son spinto,
fermo restando laico nella mente,
ché frutto d’inganno vidi convinto

profumo in vero solo a me presente;
or che il ricordo non è affatto stinto,
angoscia del diniego animo sente.

Elio Bontempo

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

 

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