RECENZIONE

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Elio Bontempo Padre Pio da Pietrelcina Quadretti di vita
Ho avuto modo di leggere i quadretti poetici scritti da Elio Bontempo e nel complesso ho visto l'itinerario esistenziale del Santo ormai più popolare d'Italia. Tutti i versi arrivano ad un denominatore comune e cioè alla evidenza della fede di p. Pio, che si traduce in una continua lode al Signore, in una ubbidienza spirituale e saggezza morale.
Mi colpisce ""dedizione al Signore" in cui si mettono in risalto la "santa devozione" e "l'amore divino". In tale stato di spiritualità è "sempre vicina la Madonnina" che insieme agli Angeli lo protegge con il suo amore materno. È caratteristica la descrizione della iniziazione alla vita religiosa con il noviziato in cui, Francesco Forgione prende il nome di fr. Pio e pertanto l'A. mette in luce "// Crocifisso nel cingolo" alla cui immagine dovrà conformarsi con le stimmate.
Il noviziato era scandito dalla preghiera, dallo studio e dal lavoro; e naturalmente strani fenomeni lo impressionavano come spesso avveniva nei momenti più critici delle sue estasi. Ma la malattia lo disturbava continuamente con "febbre serale"e "con sudori" a motivo di una grave polmonite. È sintomatica l'esperienza sacerdotale non priva di prove ed ostacoli vari, ma delineata bene con "profetiche parole", che logicamente garantivano la sua singolare spiritualità francescana ancorata al Crocifisso con una sistematica partecipazione "a sofferenza divina" in cui l'anello di congiunzione tra l'umano e il divino era la fede e ne hanno dato prova "le stimmate di Dio, il grande dono" come segno di riparazione in ubbidienza di comunione a S. Francesco d'Assisi. La sua presenza a Pietrelcina ha determinato amore nei confronti della comunione con Dio e la condivisione con i fratelli nella grazia divina tradotta nel sacramento della riconciliazione.
Per come l'A. li descrive, destano un vivo ricordo il seggiolone, il saio, le vessazioni di satana e le splendide estasi. Effettivamente p. Pio aveva il dono del discernimento e leggeva nel pensiero, oltre la conoscenza umana. Evidentemente, a suo tempo, è stato chiamato anche alle armi, nonostante "per salute davvero non perfetta", ma l'ob-bedienza lo ha portato nell'esercito e propriamente nell'ospedale della Trinità della decima compagnia. Lo stupore della febbre e l'insania della guerra coinvolgono l'animo del Santo, il quale spera in una licenza immediata che nel tempo diventerà una profetica realtà. Ma lo aspettava il martirio santo identificato nelle sacre stimmate; ed infatti "fu colpito, trafitto e messo sotto" in quanto "// divin raggio aveva ferito come una spada dal filo tagliente i piedi, le mani ed il costato, quando tornò spirito smarrito, si trovò col corpo tutto dolente nell'abbondante suo sangue versato".
Le stimmate convergono in tutte le sfumature della sua santità e caratterizzano la sua identità spirituale come testimone e profeta nel Gargano. L'A., a sua volta, con finezza di versi traccia una immagine vera del Santo in continua ascesi verso Dio e lo presenta come modello da non sottovalutare, nel senso che nel solco del Poverello d'Assisi continua la scia di santità che si determina nel cammino dell'Ordine serafico in modo cristocentrico e cristiforme.
Ogni quadretto è un dono che stabilisce il grande mosaico della figura gigantesca di questo piccolo uomo, capace di conformarsi a Cristo Crocifisso, per riparare anch'Egli i peccati del mondo, al fine di far emergere la gloria dell'Altissimo nell'ambito del Corpo mistico che è la Chiesa, tramite il dono di sé in una oblazione totale per la salvezza di tutti i fratelli. Evidentemente anche i disegni di Gabriella D'Aiuto nel quadro d'insieme favoriscono e promuovono le didascalie del messaggio francescano e stabiliscono una elegante armonia pittorico-poetica. Vincenzo Piscopo o. f. m.

Per informazioni ci si puo' rivolgere all'Autore per e-mail all'indirizzo: elio.bontempo@castelvetrese.it.

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